Il test del moribondo... con U4FIT

Tutti gli appassionati di running avranno visitato almeno una volta il sito di Roberto Albanesi, ingegnere che si occupa da anni di well-being, ossia “la scienza che abbinando una corretta visione della vita, una continua attività fisica e una sana alimentazione vuole portare chi la segue a un benessere duraturo”. Tra le tantissime nozioni legate al mondo della salute e della “corsa come stile di vita”, ce n’è una che suscita particolare curiosità tra chi si avvicina per la prima volta al mondo del running. Albanesi infatti, da buon ingegnere, ha cercato di calcolare numericamente una condizione atletica “minima” per stabilire lo stato di salute di una persona. Sul sito Albanesi.it, infatti, leggiamo: “L’ho chiamato test del moribondo. Il nome deriva dal fatto che chi non lo supera ha già un piede e mezzo nella fossa e sarebbe opportuno che corresse ai ripari. Provate a percorrere dieci chilometri (eventualmente usando tratti di cammino, se non riuscite a correre per tutta la distanza). Se ci impiegate più di un’ora avete fallito il test.” Un’ora è un tempo certamente non proibitivo per una persona allenata (considerando che il record mondiale è di 26 minuti e 17 secondi) ma probabilmente molto arduo per un buon 90% delle persone che ognuno di noi conosce.

Preparazione al test

Per verificare empiricamente questa teoria abbiamo cercato un volontario che avesse voglia di armarsi di scarpe da ginnastica e correre per la prima volta 10 km di fila. E, ovviamente, uno smartphone su cui installare u4fit, app per il fitness disponibile gratuitamente su Google Play e su iTunes. Grazie alla modalità “allenamento libero” di u4fit, è semplice anche per i neofiti avvicinarsi al mondo del running e misurare le prestazioni di ogni sessione. Soggetto che ha effettuato il test: Simone, uomo, 33 anni, 178 cm per 70 kg circa. Sport praticato: calcio a 5, livello amatoriale. Gli abbiamo chiesto di raccontarci in prima persona la sua esperienza sia con il test di Albanesi, sia con la nostra applicazione. Ecco come è andata.

 

Il test di Simone

Ciao, eccomi, sono Simone. Non so bene nemmeno io come mi sia fatto convincere a fare il “test del moribondo”, che già di suo non ha un nome del tutto rassicurante. Ma se proprio dovevo farlo, era meglio provarci prima del pranzo di Pasqua a casa dei miei. Non c’è bisogno di spiegarne i motivi. Mi sento abbastanza “in forma”, ma non avevo comunque mai corso prima per un’ora di seguito senza fermarmi: la corsa del calcio a 5 è molto diversa dal fondo. Tra le location disponibili per il test, ho scelto un parco della mia città, un circuito in parte riparato dal vento e frequentato da molte persone che passeggiano o fanno jogging. Ho avviato l’applicazione u4fit e ho iniziato a correre, con la musica negli auricolari e il telefono in mano, per guardare le schermate dell’applicazione e vedere in tempo reale velocità e distanza percorsa.

Km 1 – Albanesi, non avrai il mio scalpo!

Sono partito con la disinvoltura di chi corre il primo chilometro… come se non ce ne fossero altri nove dopo! Ho superato diverse persone che correvano più lentamente di me. “Camminando, andrei più veloce di loro” ho pensato. Povero sciocco, non sapevo quello che dicevo! La voce guida di u4fit rinfocolava la mia baldanza, segnalandomi una velocità di 14km/h che secondo i miei rapidi calcoli mentali, mi avrebbe consentito di ottenere un ottimo tempo. I Led Zeppelin in cuffia mi davano la carica giusta. “Posso farcela” mi sono detto.

Km 3 - Avvisaglie

I primi dolorini sono stati più che sopportabili. Il mio solito fastidio all’adduttore, ma niente che non sia gestibile e che non possa passare con il giusto riscaldamento o un po’ di stretching. Ho mantenuto il passo, calando attorno ai 12km/h, soprattutto nei lunghi tratti controvento.

Km 4 - Moribondo

La crisi respiratoria è giunta senza preavviso, un crollo verticale. Sono costretto a fermarmi per respirare e riprendere fiato. Riparto ma non è una corsa fluida e iniziano a vacillare le certezze della vigilia. Nemmeno a metà strada e già con la milza che chiede pietà. Continuo a correre a ritmo basso. Nella mia mente annebbiata si materializza l’immagine di Roberto Albanesi che mi guarda e sghignazza. La scaccio, concentrandomi sulla bella ragazza che corre in direzione opposta alla mia e che incrocio ogni 5 minuti circa: il fatto che io conservi la forza di “buttare l’occhio” mi dice che i miei parametri vitali sono ancora nella norma.

Km 6 – Spezzare il fiato

La crisi tra il chilometro 5 e il chilometro 6 è stata dura. La voce guida di u4fit segnala la velocità media sull’ultimo chilometro, scesa a 8km/h. Ho quindi fatto un’altra pausa dalla corsa, leggermente più lunga della precedente, continuando a camminare. Un dolore al fianco destro mi ha fatto venire il dubbio che stessi “correndo male”. Dopo un leggero stretching ho deciso di non tenere più lo smartphone in mano e di fissarlo al braccio, concentrandomi solo sulla corsa (la tentazione di guardare lo schermo era troppo forte, avendolo a portata di mano).

Km 8 – Oscuri presagi

Una volta ripreso fiato e messo da parte il telefono, ho iniziato a correre meglio, ritrovando un buon ritmo senza dolori o eccessivi affanni, anche se non ho più visto la ragazza che con la sua presenza mi diceva “sei ancora vivo”. Come se non bastasse due grosse cornacchie hanno deciso di atterrare proprio davanti a me, guardandomi con malcelato interesse. Un’immagine non proprio allegra. Forse anche loro conoscevano il “test del moribondo”. Sono corso via, secondo la guida vocale di u4fit esattamente a 10 km/h.

Km 10 – Trance agonistica

Il decimo chilometro è arrivato senza preavviso. Ero talmente concentrato sulla corsa (e sullo scampare alle cornacchie pronte a banchettare col mio cadavere) da non sentire l’avviso vocale sul nono chilometro. Mi sono fermato e dopo aver recuperato il telefono, ho terminato la sessione di allenamento per verificare il mio tempo.

Km 10,061 – Test superato!

Ho completato la sessione di allenamento in poco più di un’ora mantenendo una media di 10,02 km/h. Test superato, alla faccia di Albanesi e delle cornacchie del malaugurio! Non sono moribondo… anche se mi sono sentito molto vicino ad esserlo, lo ammetto!  L’applicazione u4fit oltre alla schermata di riepilogo, offre anche altri spunti interessanti, come il grafico della sessione e la mappa con il tracciato della nostra corsa, che consentono di valutare con maggior dettaglio il risultato raggiunto. 

Per ultima cosa, stremato, ho condiviso il risultato dei miei sforzi su Facebook grazie all’apposito tasto di condivisione rapida, utile per commentare con gli amici i propri progressi (anche se il primo commento ricevuto è stato “Sì, certo, 10 km li hai fatti in macchina!” da parte di un amico che evidentemente non crede molto alla mia attitudine atletica).   

Insomma, grazie ad Albanesi e a u4fit ora so di non essere “moribondo”. Questo è senza dubbio uno stimolo in più per continuare a mantenermi in forma (e perché no, provare a migliorare il tempo la prossima volta, appena mi riprendo dai dolori alle gambe). Alla prossima!

 

Conclusioni

Questo test – superato di un soffio da un uomo sano, sportivo e non in sovrappeso - dimostra come sia difficile che una persona completamente sedentaria possa superare il test e rientrare nel canone di “well-being” espresso da Roberto Albanesi. E voi che ne pensate? Siete d’accordo con questa teoria? Avete mai tentato il “test del moribondo”? Provate e condividete con noi il vostro risultato!

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